L’arte di trasformarsi in vittime ed usare il vittimismo contro gli altri sembra oramai una pratica diffusa tra le persone.

La vera domanda è: “quand’è che qualcuno è realmente una vittima? Quando invece si sta solo atteggiando a tale?

Quello di oggi è un articolo estremamente importante per evitare di finire nella tela manipolatoria di chi, sicuramente, non vuole il tuo bene.

Sia però chiaro che, se sei tu quello che si atteggia a vittima, questo articolo potrebbe essere come uno schiaffo in faccia.

Pronto?

3… 2… 1… via! 😀

 

UN ESEMPIO DELLA VITA QUOTIDIANA

Marta (nome ovviamente fittizio per salvaguardare la privacy della persona) vive una relazione all’interno della quale si ritrova a dover badare alla casa mentre il suo compagno lavora.

Fa del suo meglio per tenere la casa pulita, per far trovare al suo compagno un pasto caldo pronto quando questi torna da lavoro e per dedicargli tempo ed attenzioni.

Per tutta risposta lui non fa altro che criticarla su ogni minimo dettaglio: “la casa non è abbastanza pulita, i piatti non sono abbastanza puliti, quello che ha cucinato non è abbastanza buono, non gli da abbastanza attenzioni“.

Alla fine Marta non ce la fa più ed esplode: comincia ad accusarlo di essere un ingrato, di non apprezzare niente di quello che lei fa per lui e di non averla mai veramente amata.

Quello è il momento in cui lui comincia a colpevolizzarla dicendole che è lei, invece, che lo tratta male. E’ lei che non apprezza tutto quello che lui fa per lei, il fatto che lui porta i soldi a casa, il fatto che lui toglie del tempo a se stesso per stare con lei e che è lui la vera vittima di una persona che mai e poi mai l’ha capito o accettato prima.

Marta è convinta di essere la vittima della situazione.

Il suo compagno è convinto di essere la vittima della situazione.

Chi è, quindi, la vera vittima? Chi è che sta solo sfruttando il vittimismo per manipolare l’altro?

 

LA DEFINIZIONE DI VITTIMISMO E DI VITTIMA

Vittimismo: “Inclinazione blanda o accentuata (fino a sconfinare in un atteggiamento nevrotico) a considerarsi osteggiato e danneggiato o perseguitato dalla sfortuna e, di conseguenza, all’autocommiserazione e alla ricerca di simpatia.

Vittima: per quanto la parola vittima abbia da dizionario diverse definizioni, quella che ci interessa è “chi sia, senza sua colpa, danneggiato da persone e circostanze (restar v. di un intrigo, di un tradimento; vittime della tirannide), oppure di chi si danneggia da solo, sia pure inconsapevolmente (quell’uomo è v. del suo eccessivo attaccamento al lavoro, della sua ambizione); e talvolta anche di chi si assoggetta alla volontà altrui perché succubo, incapace di reagire.

 

TENTARE DI DOMINARE TRAMITE DEBITO EMOTIVO

Uno dei comportamenti chiave di un manipolatore che punta sul vittimismo come tecnica manipolatoria, è quello di tentare di instaurare una situazione di dominanza facendo in modo che la sua vittima sia “in debito” con lui.

Nella pratica questo concetto si trasforma in un atteggiamento attraverso il quale il manipolatore provvede a fornire alla sua vittima diversi “beni(generalmente materiali e più raramente emotivi) di sua spontanea iniziativa solo per poi poter rinfacciare l’azione o il sacrificio alla prima opportunità.

Un esempio di questo meccanismo in azione potrebbe essere, da un punto di vista emotivo, una persona che, senza che il partner lo abbia mai chiesto e spesso anche quando il partner gli dice esplicitamente di fare quello che vuole senza rinunce, decide di fare qualcosa che, nella sua testa, è a favore della relazione.

Potrebbe ad esempio decidere di non uscire con gli amici per passare tempo con un partner che mai gli ha chiesto di rinunciare agli amici solo per poi rinfacciare, alla prima occasione, che lui ha effettuato quella rinuncia a suo favore.

In termini materiali invece, potrebbe essere una persona che si presenta a casa con un regalo molto costoso che tu mai avevi esplicitamente richiesto e che poi, alla prima occasione, ti rinfaccia di avertelo mai fatto.

E’ importante capire che questi gesti sono gesti d’amore quando non esiste il “rinfacciare” successivo.

Se vengono rinfacciati si tramutano istantaneamente in tentativi di dominare attraverso il debito emotivo.

 

 

AD OGNI AZIONE CORRISPONDE UNA REAZIONE UGUALE E CONTRARIA

E’ importante, a questo punto, capire che questo meccanismo si applica indifferentemente dal sesso e che sia l’uomo che la donna possono essere manipolatori in egual misura.

L’elemento chiave che ci permette di capire chi è la vera vittima e chi, invece, si atteggia solamente a vittima, vige proprio alla terza legge della dinamica in modo imprescindibile: “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria“.

Una delle tecniche preferite dei manipolatori è quella che io amo chiamare “colpevolizzazione programmata” che consiste nel portare la propria vittima al limite tramite azioni, accuse e critiche solo per poi sfruttare la reazione a proprio vantaggio.

Diventa importante, quindi, capire chi è che ha compiuto la prima “azione.

Il tutto si riduce quasi sempre in: “chi ha criticato per primo” e “chi ha deciso, per primo, in autonomia e senza il tuo imput“.

Una persona non ti critica mai e tu invece la critichi? Allora sei tu che stai eseguendo l’azione che, successivamente, porterà ad una reazione uguale e contraria nei tuoi confronti, quasi sempre rappresentata da scatti d’ira.

Sei tu che non critichi mai una persona ma quella ti critica sempre? Allora è quella persona che sta, piano piano, tentando di assoggettarti e/o provocando in te una reazione da sfruttare a suo vantaggio.

Le “vittime, quelle vere, sono quelle che non cominciano quasi mai il litigio, quelle tranquille che a prescindere dai difetti tendono a non colpevolizzare mai l’altra persona fino a quando non vengono messe con le spalle al muro e portate al limite.

Chi comincia il vortice di colpevolizzazione è, nel 99% dei casi, un manipolatore che tenta di assoggettarti e mai e poi mai dovresti sentirti minimizzato dal suo comportamento e dalle sue parole.

 

E… SE SEI IL PRIMO AD ACCUSARE MA SEI CONVINTO DI NON ESSERE UN MANIPOLATORE?

Se sei il primo ad accusare il partner di qualcosa ma sei anche convinto di non essere un manipolatore, allora vuol dire che la tua relazione non è nè sana nè bilanciata in quanto mancano due elementi fondamentali: rispetto ed accettazione.

Di questo argomento ho parlato in maniera specifica e più approfondita in un altro articolo quindi ti rimando a: “IL SEGRETO CHE RENDE SANA QUALSIASI RELAZIONE“.

 

 

SFRUTTAMENTO E COLPEVOLIZZAZIONE ANCHE NEL MONDO DEL LAVORO

Questo meccanismo può tranquillamente applicarsi anche al mondo del lavoro.

Ti racconto ad esempio l’esperienza di Marco (altro nome fittizio) che, nel tentativo di trovare un lavoro stabile, è entrato in contatto con una cooperativa sociale.

Il presidente di tale cooperativa gli ha allora proposto un patto: “3 mesi da volontario come periodo di prova e, se al termine dei 3 mesi, marco avesse dimostrato di essere un buon lavoratore e di legare con gli altri, sarebbe stato assunto”.

Marco accetta. In quanto volontario non gli spetta stipendio e, quindi, deve andare avanti con 50-100 euro al mese che gli mandano i genitori, vivendo in una stanza all’ìinterno di una comunità di proprietà della cooperativa stessa.

Nonostante sia un assistente sanitario, in quei tre mesi viene impiegato in mansioni totalmente diverse: fare le pulizie a casa del capo della cooperativa, tagliare l’erba nella sua campagna svegliandosi alle 5 di mattina per farlo, lavorare in reception.

Marco lega con quasi tutti gli altri dipendenti, lavora sodo anche 12 ore al giorno senza lamentarsi di niente e, alla fine di questi 3 mesi, si ritrova davanti al presidente della cooperativa che gli dice: “sei un grande lavoratore, hai legato con tutti.. ma in questi tre mesi non ti ho mai provato in struttura quindi non posso assumerti.. fammi altri tre mesi di volontariato e poi decidiamo se assumerti o meno”.

Marco, nuovamente, accetta e, il giorno dopo, invece di essere provato all’interno di una delle strutture, viene messo a lavorare al computer con una mansione legata alla contabilità.

Fa buon viso a cattivo gioco, fa un lavoro sopraffino per cui tutti, anche i ragionieri alle dipendenze della cooperativa, lo lodano.

Passano 3 mesi e nuovamente si ritrova davanti al presidente della cooperativa che, per l’ennesima volta, gli dice che non avendolo provato all’interno di una struttura, non può assumerlo. la soluzione sono altri sei mesi di volontariato, stavolta garantiti in struttura, per poi decidere il da farsi.

Marco, anche se comincia ad essere provato dal fatto di non avere casa e non avere stipendio, lavorando praticamente gratis in mansioni che non gli competono, accetta.

Il giorno dopo viene messo a gestione della cucina di un asilo nido di proprietà della cooperativa: cucinare per i bambini e fare le pulizie. Per l’ennesima volta una mansione che non gli compete.

Passa il tempo e Marco è sempre più provato, fino a quando non ce la fa più ed esplode. Attacca il presidente della cooperativa, decide di volersene andare, comincia a chiamarlo sfruttatore ed a minacciare denunce.

Quello è il momento in cui Marco si ritrova tutti contro: gli amici, i genitori, i parenti.

Il direttore della cooperativa non fa altro che dire: “ecco vedi, mi hai appena dimostrato che non sei adatto a lavorare in team con questo scatto d’ira. Non hai pazienza, se l’avessi avuta saresti andato avanti così fino alla fine ed alla fine ti avrei assunto”.

Tutte le persone che conoscono marco abboccano all’amo immediatamente e cominciano a colpevolizzarlo dicendogli che non ha pazienza, che se avesse pazientato anche solo un altro anno avrebbe avuto il lavoro, che è colpa sua se ora si ritrova con un pugno di mosche in mano.

Il direttore della cooperativa invece, che lo ha sfruttato per quasi un anno senza stipendio in mansioni che non gli competevano infrangendo promesse su promesse, la legge e sopratutto traendone benefici quasi sempre puramente personali, era un santo per avergli dato la possibilità di provare ad avere un lavoro.

Se ci pensi bene, il meccanismo è esattamente identico a quello che capita all’interno di una relazione e lo stesso può succedere anche in “amicizia”.

 

PERCHE’ I MANIPOLATORI SI COMPORTANO IN QUESTO MODO?

la domanda ora diventa: “come mai i manipolatori si comportano in questo modo?

Cattiveria: ci sono persone che, molto semplicemente, godono nel far male agli altri e, sopratutto, nell’ottenere il controllo emotivo su di loro. Li fa sentire importanti e li fa stare bene con loro stessi. Queste persone sono generalmente affette da forme di narcisismo avanzato patologico che, a volte, può arrivare ad essere chiamato “narcisismo perverso” e sfociare nella psicopatia (una grandissima esperta su questo argomento è la dottoressa Cinzia Mammoliti).

Schemi comportamentali disfunzionali che si dividono, a loro volta, in due diverse categorie.

Schemi disfunzionali dovuti all’educazione genitoriale: per quanto ci sia una minima possibilità che questi schemi vengano provocati da genitori che sminuiscono costantemente i figli è invece molto più probabile che derivino da genitori che gli danno sempre ragione, creando in loro la convinzione che qualsiasi cosa facciano siano sempre nel giusto.

Schemi disfunzionali dovuto ad esperienze traumatiche passate: è conoscenza comune, in psicologia, che una persona esposta per troppo tempo ai soprusi di un manipolatore tenda a fare propri i suoi comportamenti. Una persona, quindi, che nella sua vita è stata spesso sminuita e sfruttata da qualcuno, è probabile assuma gli stessi identici comportamenti verso le persone che conoscerà in futuro, sia per una questione che potremmo definire di “emulazione” che per pura e semplice protezione personale e prevenzione.

La necessità di non sentirsi ancora in torto come in passato infatti, è una motivazione inconscia sufficiente a far scaturire comportamenti difensivi all’interno dei quali si previene la colpa accusando gli altri.

CONCLUSIONI

Quando si crea un legame tra due persone è possibile che, prima o poi, si arrivi alle colpevolizzazioni ed alle accuse reciproche.

Certo: per arrivare a questo punto è necessario che almeno una delle due sia o traumatizzata dal passato, o emotivamente immatura o, molto semplicemente, cattiva.

Uno accusa l’altro che a sua volta accusa il primo di manipolarlo, non capirlo e trattarlo male così, tanto per.

Sull’argomento potremmo discutere per ore, forse giorni, in quanto i dettagli da osservare per poter realmente analizzare una situazione in maniera corretta sono talmente tanti che semplificarli è quasi un insulto.

Eppure il tempo e lo spazio a disposizione all’interno di un articolo rendono l’insulto quasi obbligatorio: ho quindi cercato di semplificare il tutto dandoti le informazioni che ti permetteranno di capire, in maniera corretta, chi sta manipolando chi, non sempre, ma nella maggioranza dei casi.

Di sicuro ti sarà d’aiuto.

Se sei vittima ti aiuterà a capirlo ed a decidere di allontanarti dal tuo carnefice (non fare l’errore di cercare di cambiarlo! non succederà mai… scappa!) e, chi lo sa, magari lasciare un commento per farmi sapere che ti sono stato d’aiuto.

Se sei un manipolatore consapevole ti farà arrabbiare e, molto probabilmente, lasciare un commento pieno d’astio e rabbia criticando le mie parole.

Se sei un manipolatore inconsapevole invece, magari ti avrà aiutato a capire che c’è qualcosa che non va in te e, possibilmente, cercare l’aiuto di qualche professionista che possa aiutarti a superare i traumi presenti nel tuo passato per eliminare questi schemi comportamentali disfunzionali.

Un abbraccio,

Luca Leonardi

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