La Dott.ssa Annalisa Barbier è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità nonché  Dottore di Ricerca in Neuropsicologia, nel 2004 ha terminato la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale “Istituto Skinner” di Roma e  nel 2006 ha conseguito il Master in Ricerca e Selezione del Personale.

Ha maturato un’esperienza pluriennale in ambito psicologico e neuropsicologico, lavorando dal 1999 presso strutture pubbliche – come il Policlinico “Agostino Gemelli” e la Fondazione “Don Carlo Gnocchi” – ed esercitando  la libera professione.

Dal 2014 è socia Fondatrice e Segretaria dell’Associazione LA VOLPE NASCOSTA, nata per insegnare a riconoscere e gestire la manipolazione patologica, e per sostenere le vittime di manipolazione emotiva e abuso psicologico.

Dal 2015 collabora con l’associazione “Global Umanitaria Italia” per il progetto “LA VIOLENZA PSICOLOGICA UCCIDE. FERMIAMOLA ORA!“, in qualità di Psicologo referente su Roma.

Dal 2016 collabora presso l’INPS in qualità di Operatore Sociale/Esperto Ratione Materiae;

Dal Settembre 2018 professore a contratto presso l’università telematica eCampus di Roma.

Gestisce il sito “Psicoterapiapersona” e può essere trovata su Facebook alla pagina “Annalisa Barbier Psicologa Roma“.

In questo articolo scritto in esclusiva per Amore Oggi, la Dott.ssa Barbier ti parlerà di manipolazione: le sue definizioni, le tipologie di manipolatore che puoi incontrare e, sopratutto, le conseguenze dell’avere a che fare con questi personaggi.

Buona lettura!

UNA DEFINIZIONE DI MANIPOLAZIONE

La manipolazione è un comportamento – contrario ai principi etici – finalizzato a indurre nell’altro bisogni, desideri o comportamenti specifici indipendentemente dalla sua volontà, spesso facendo leva sulle sue fragilità (ad es. senso di colpa o desiderio di approvazione e riconoscimento). Chi manipola vuole strumentalizzare qualcuno ai propri fini, questo tuttavia accade NON SEMPRE PER IL MALE. Infatti, forme sottili di manipolazione sono molto comuni e le possiamo osservare anche nei processi educativi e nella pubblicità, dalla quale siamo costantemente stimolati ad acquistare e a fruire di beni e servizi.

In questo articolo parlerò della manipolazione emotiva, cioè di quella forma di manipolazione basata sul rapporto di coinvolgimento emotivo tra due persone, che ha luogo all’interno di relazioni disfunzionali – soprattutto sentimentali -, sebbene si tratti di una forma di comunicazione disfunzionale (quando usata per il male o come unica e primaria modalità comunicativa) identificabile anche nei rapporti amicali e professionali.

LA MANIPOLAZIONE “PATOLOGICA”

Tutti ricorriamo sporadicamente a forme più o meno velate di manipolazione, al fine di raggiungere un nostro obiettivo. Si tratta di forme di manipolazione «sana» o «fisiologica», nella misura in cui non sono volte alla sopraffazione dell’altro né a portare l’altro a fare qualcosa di offensivo, lesivo o contrario alla sua volontà.

A mio avviso, ciò che differenzia la manipolazione «sana» da quella patologica è il fatto che, nel secondo caso, la manipolazione rappresenta la modalità comunicativa e relazionale prevalente, se non la sola, e che sia finalizzata a soddisfare bisogni di potere, controllo e sopraffazione sull’altro come principali strumenti attraverso i quali affermare la propria identità e percepire il proprio valore.

Robin Stern, autrice del libro “Come mi vuoi?”, definisce la manipolazione emotiva come una sorta di danza che coinvolge due persone, unite da un legame affettivo, che hanno caratteristiche complementari:

  • Una delle due (manipolatore/manipolatrice) ha bisogno di mantenere il controllo e il potere nella relazione, una percezione positiva di sé ed avere sempre ragione
  • L’altra ha un bisogno prepotente di condivisione, rassicurazione ed approvazione che la porta a permettere al manipolatore di ri-definire la sua idea di realtà, idealizzandolo e ricercando costantemente il suo consenso e la sua accettazione.

Chi ricorre alla manipolazione nelle relazioni interpersonali solitamente ha bisogno di sentire il proprio valore attraverso il potere e la superiorità sull’altro: cerca dunque di soddisfare questo bisogno attraverso comportamenti di sopraffazione, controllo e svalutazione dell’altro.

La letteratura sull’argomento ci aiuta a identificare ed elencare quelle che sono le caratteristiche più comuni della persona manipolativa:

  • Bisogno di avere sempre ragione per sentirsi potente e sicuro di sé
  • Forte bisogno di imporre la propria visione del mondo
  • Rigidità, falsità o ipocrisia
  • Comportamenti aggressivi o aggressivo- passivi
  • Spiccati tratti narcisistici
  • Tendenza al controllo
  • Temperamento irritabile o anche violento
  • Possibilità di presentare disturbi narcisistico, paranoide o borderline di personalità

CATEGORIE DI MANIPOLATORI

LE TRE CATEGORIE DI ROBIN STERN

Nel suo libro sulla manipolazione emotiva, caposaldo della letteratura in materia, Robin Stern distingue tre categorie di manipolatori:

L’INTIMIDATORE: Il suo stile è quello della minaccia/intimidazione basata sulla apocalisse emotiva. Quest’ultima può essere rappresentata con scenate a base di urla ed offese, minacce di abbandono e/o affermazioni aggressive e taglienti che hanno lo scopo di fare leva sulle peggiori insicurezze della vittima e di ferirla. La distanza emotiva e la profonda disapprovazione veicolata dal suo gelido silenzio, sono per la vittima a volte peggiori delle urla e delle scenate.

IL SEDUTTORE: difficilmente riconoscibile. All’inizio sembra il partner perfetto: sempre attento, gentile e premuroso. Tuttavia le sue proposte ed i suoi comportamenti non considerano i reali bisogni dell’altro ma sono finalizzate UNICAMENTE a soddisfare sé stesso. Questi personaggi all’inizio sembrano perfetti ma dopo un po’ ci si comincia a sentire “non considerati”, non ascoltati, del tutto soli, stranamente a disagio. Questo particolare tipo di manipolatore reagisce alle proteste facendo sentire la vittima inadeguata e deludente, o addirittura “fuori di testa” o “isterica” per le sue richieste o reazioni.

IL BRAVO RAGAZZO ossia il passivo-aggressivo: questa figura disorienta vittima, parenti, amici e tutti coloro che lo conoscono poiché si presenta in maniera impeccabile: innamorato, affidabile, disponibile ed accondiscendente. Mette in atto una sorta di silenzioso terrorismo psicologico basato sull’accondiscendere verbalmente alle richieste dell’altro per poi adottare un comportamento caratterizzato da freddezza, scarsa partecipazione o disappunto silenzioso, accompagnato da parole che negano ciò che invece viene mostrato con i fatti. A parole APPARE collaborativo ma nei fatti BOICOTTA l’altro, attribuendogli la responsabilità di ciò che non è andato bene.

LE CATEGORIE DI CINZIA MAMMOLITI

Cinzia MAMMOLITI nel suo libro: “Il manipolatore affettivo e le sue maschere“, identifica le seguenti categorie di manipolatori relazionali:

  • IL BUGIARDO PATOLOGICO
  • LA FINTA VITTIMA
  • IL MENTORE
  • IL BUON PADRE DI FAMIGLIA
  • IL PARASSITA
  • IL CYBERVAMPIRO
  • L’UOMO DEL MISTERO
  • IL DIPENDENTE
  • L'ALTRUISTA
  • IL SALVATORE

COMPORTAMENTI CHE CARATTERIZZANO LA MANIPOLAZIONE EMOTIVA

Questo tipo di comunicazione si basa sulla presenza ciclica o costante di critiche e insulti finalizzati a ferire, indebolire e destabilizzare chi le riceve, piuttosto che ad avere un fine
costruttivo:

  • offese, insulti e distorsione della realtà e dei fatti accaduti
  • critiche feroci e sottili lanciate nel bel mezzo di una lite o una discussione
  • critiche usate solo al fine di vincere una discussione
  • critiche feroci provocate dalle obiezioni dell’altro o dal tentativo di dare spiegazioni o di chiudere serenamente la discussione
  • critiche che non hanno alcuna attinenza con la discussione in corso
  • critiche che spostano il fuoco dell’attenzione dal comportamento dell’altro al vostro, mettendolo in discussione e contestandolo
  • critiche che vengono mosse quando l’altro non può rispondere (in luoghi pubblici o davanti a colleghi, familiari o amici ecc.)

I comportamenti che caratterizzano le relazioni basate sulla non-reciprocità indotta dalla manipolazione dell’altro, sono finalizzati, come abbiamo visto, a destabilizzare l’altro rendendolo insicuro e timoroso, attraverso un’alternanza di comportamenti spiacevoli, abbandoni (anche solo minacciati) e riavvicinamenti strategici:

  • Apocalisse emotiva: urla, offese, minacce di abbandono o ritorsioni
  • Gelido silenzio punitivo, anche detto “trattamento del silenzio”: mettere il muso per lunghi periodi di tempo lasciando l’altro ad arrovellarsi sulle motivazioni di tale distanza, senza poter realmente fare nulla per recuperare la relazione e la comunicazione
  • Riavvicinamento strategico caratterizzato da disponibilità emotiva e sessuale, messo in atto nel momento in cui l’altro è maggiormente bisognoso o debole in seguito all’allontanamento o alla lite.

 

CHI SUBISCE RELAZIONI MANIPOLATIVE

Premetto che non mi piace utilizzare la parola “vittima” per indicare i partner di manipolatori (o manipolatrici), poiché pone chi vive queste relazioni in una condizione di passività ed impotenza senza soluzione e senza futuro. In realtà, a meno che non si tratti di soggetti cognitivamente compromessi o affetti da gravi disturbi – la letteratura ci parla di “danza”  relazionale, ossia di persone che restano insieme in quanto motivate da desideri e bisogni complementari, che tentano di perseguire – sebbene in maniera del tutto disfunzionale – attraverso le dinamiche relazionali che mettono in pratica e reiterano nella coppia.

Le persone che tendono a subire manipolazione emotiva nella relazione, sono solitamente persone che possiedono molte o tutte le seguenti caratteristiche, che le portano a ripetere schemi
ricorsivi di auto-annullamento, controllo dell’altro e dedizione all’interno della relazione. In linea generale dunque, possiamo identificare alcune caratteristiche che predispongono aa diventare «vittime» poiché rendono la persona più fragile ed esposta a rapporti manipolativi:

  • Spiccata sensibilità
  • Sono particolarmente vicine ed attente ai bisogni degli altri
  • Possono essere emotivamente fragili o insicure (momenti di vita particolari)
  • Sono dotate di un elevata capacità empatica
  • Temono la solitudine, temono di non farcela da sole
  • Hanno paura di essere abbandonate (ferita di abbandono)
  • Idealizzano l’altro e la relazione con facilità
  • Hanno poca autostima e fiducia nelle proprie capacità, soprattutto nella relazione
  • Ricercano approvazione, rassicurazioni e protezione dagli altri
  • Temono di deludere gli altri, fanno di tutto per non disattendere le altrui aspettative
  • Hanno bisogno di dare di sé un’immagine sempre positiva
  • Mostrano un bisogno di approvazione ed accettazione continuo
  • Sono prevalentemente orientate a cercare all’esterno da Sé riempimento emotivo e spinta motivazionale
  • Hanno bisogno di sentirsi «onnipotenti», nel pensare che il buon esito della relazione dipenda solo da loro
  • Tendono ad allontanare la paura dell’abbandono attraverso il trattenere l’altro controllandolo, e rendendolo dipendente da sé attraverso l’accudimento
  • Hanno bisogno di contenimento emotivo e consolazioni esterne ai propri stati mentali dolorosi 
  • Nel caso di disturbo di personalità dipendente vi è il bisogno di qualcuno che agisca al proprio posto

I tratti sopra descritti possono essere comunemente riscontrati nel Disturbo Dipendente Di Personalità (DPD), e non è infrequente che le persone affette da depressione siano soggette a rapporti manipolativi.

 

LE TRAPPOLE DELLA MANIPOLAZIONE:

Possiamo considerare tre comportamenti che tendono a mantenere all’interno di relazioni disfunzionali con individui manipolativi:

TRAPPOLA DELLA SPIEGAZIONE: è’ il meccanismo che spinge la «vittima» a fornire eccessive o inutili spiegazioni del proprio pensiero o comportamento in seguito a critiche
o ingiuste accuse, perché:

  • Desidera fortemente difendere la propria immagine agli occhi dell’altro
  • Non sopporta di essere disapprovata e giudicata negativamente dall’altro, e questo le spinge ad intavolare snervanti ed infinite discussioni su questioni anche banali, o a rinunciare al proprio punto di vista per aderire a quello del manipolatore.
  • Per quanto false e ingiuste le accuse e le critiche saranno, sentirà sempre il bisogno di spiegarsi e giustificarsi
  • Desiderio di recuperare l’idillio iniziale
  • Desiderio di dimostrare che «non sono una stupida!» ovvero, come la definisco scherzosamente, la “sindrome del genio incompreso”!

Chi si ostina a dare spiegazioni anche di fronte ad accuse inverosimili non agisce in base ad un principio di oggettività ma in base al suo bisogno di approvazione, e al bisogno di
dimostrare di la propria amabilità e la propria «capacita’».

TRAPPOLA DELL’EMPATIA: ci si cade quando si possiede una spiccata capacità di empatia verso l’altro, che porta a sentire profondamente le sue sofferenze ed il suo disagio,
e a desiderare in tal modo soltanto che questo cessi. tuttavia, a volte è necessario distaccarsi da questo meccanismo per tornare a salvaguardare la propria autonomia ed il proprio bene, evitando di cadere in questa trappola che inevitabilmente finisce con l’allontanarsi da se stessi nel tentativo di curarsi esclusivamente dell’altro.

TRAPPOLA DELLA FUSIONE: alcune persone – soprattutto di sesso femminile – sono particolarmente propense a vivere le relazioni sentimentali in maniera “fusionale”, modalità relazionali in cui l’altro viene vissuto come indispensabile alla propria soddisfazione e felicità, costruendo relazioni di coppia in cui prevalgono spazi ed attività forzatamente condivisi, a scapito di una sana autonomia individuale. Sentono il bisogno assoluto e profondo di ottenere sempre l’approvazione dell’altro, che viene idealizzato per rispondere ai propri desideri di
relazione, nonostante la realtà mostri una persona ben diversa. Con il passare del tempo la “vittima”, pur di non contraddire il suo manipolatore, mette in discussione la propria visione della realtà e le sue altre necessità, per mantenere la condizione “fusionale” del rapporto.

I LIVELLI DELLA MANIPOLAZIONE EMOTIVA SECONDO ROBIN STERN

(Fonte: “Come mi vuoi?”, Robin Stern)

 

PRIMO LIVELLO: CONQUISTARE LA SUA APPROVAZIONE

E’ il livello iniziale e può restare tale per molti anni, oppure evolversi nel livello successivo in seguito alla comparsa di criticità della coppia o nella vita del manipolatore. A questo livello raramente ci si rende conto del soggetto manipolatore, le sue manifestazioni sono occasionali e blande: un piccolo malinteso, un fraintendimento occasionale o una leggera arrabbiatura che vengono considerati trascurabili ma che vi spingono nella “trappola della spiegazione”. Una sana reazione che si opponga ad instaurare le dinamiche manipolative attuata a questo livello, potrebbe interrompere l’evoluzione del fenomeno ai livelli successivi.

SECONDO LIVELLO: OTTENERE LA SUA APPROVAZIONE È IL SOLO MODO PER SENTIRVI BENE

In questo stadio iniziate a reputare valide e verosimili le reazioni del vostro manipolatore, perché siete ancora più bisognosi di conquistare la sua approvazione. Approvazione che arriverà
solo se e quando deciderete di concordare con la sua versione della realtà e dei fatti. A questo punto il vostro bisogno di sentirvi bravi e degni d’amore è molto forte e il manipolatore è ancor più determinato a dimostrare che ha ragione. Compaiono le prime urla, offese o glaciali silenzi e voi, non essendo in grado di tollerarli (paura dell’apocalisse emotiva) fate qualsiasi cosa per evitarli o porvi fine: Cominciate a considerare il suo punto di vista più importante del vostro. Nel vostro dialogo interno, quando parlate con amici e parenti e nelle discussioni con lui, vi accorgete che partite dal SUO punto di vista e non più dal vostro, al quale iniziate ad attribuire sempre meno attendibilità ed importanza.

TERZO LIVELLO

E’ il livello più grave. Se nello stadio precedente la “vittima” partiva dal punto di vista del manipolatore ed intavolava discussioni sfibranti per dimostrare di essere una persona buona e degna d’amore, ORA ASSIMILA IL PUNTO DI VISTA DEL SUO MANIPOLATORE FINO A FARLO PROPRIO. Ha talmente bisogno di essere approvata ed amata da lui per sentirsi bene, che ha completamente rinunciato al proprio punto di vista e alla propria autonomia. A questo livello si sperimentano profondi sensi di colpa e depressione, dovuti all’idea prevalente di non essere capaci, di non essere in grado di soddisfare il partner, di fare soltanto errori ed alla sensazione di aver perso completamente il contatto con se stesse. A questo livello possono verificarsi episodi di abuso o violenza psicologia e fisica da parte del manipolatore. Il meccanismo è talmente automatico, il bisogno di approvazione talmente profondo, la stima della vittima talmente bassa e la paura dell’apocalisse emotiva tanto forte da rendere estremamente difficile fare un passo indietro. La vittima ormai preferisce assumere il punto di vista del manipolatore, giustificandolo e cercando disperatamente di soddisfare le sue aspettative.

 

LE CONSEGUENZE DELLA MANIPOLAZIONE EMOTIVA

Le conseguenze di una relazione disfunzionale basata d dinamiche manipolative e di violenza psicologica (di cui la manipolazione emotiva è parte integrante) e fisica, possono essere devastanti.

Il modo in cui si manifesterà il disagio legato al vivere una condizioni tanto insana potrà riguardare diversi aspetti:

Tra i sintomi psicologici possono presentarsi attacchi di panico,
ansia e depressione di intensità variabile, senso di paura ed inquietudine costante, perdita di iniziativa e interesse verso le attività che prima si svolgevano volentieri e verso le amicizie, o la
famiglia.

Alterazioni comportamentali possono riguardare la comparsa di irritabilità ed aggressività, irrequietezza motoria, oppure apatia e perdita di motivazione, rallentamento motorio, debolezza e spossatezza associate a facile faticabilità, inibizione.

Possono inoltre comparire modificazioni a livello cognitivo come difficoltà di concentrazione, sensazione di testa vuota, disturbi di memoria, rallentamento ideativo, idee di riferimento. E’ frequente che si verifichino anche manifestazioni del disagio a livello somatico: problemi immunitari, gastrointestinali, cardiovascolari, dermatologici, alterazioni o perdita del sonno. Si tratta di segnali indicativi di una condizione di stress protratto.

 

I SINTOMI PROVOCATI DALLA VIOLENZA PSICOLOGICA

  • Incubi o sogni inquietanti ricorrenti
  • Scarsa fiducia nel proprio senso della realtà
  • Scarsa fiducia nelle proprie sensazioni
  • Frequente sensazione di sconcerto o confusione
  • Incapacità a ricordare i dettagli delle discussioni con il manipolatore
  • Sintomi ansiosi di gravità crescente
  • Timore o agitazione in presenza del manipolatore
  • Tendenza crescente a mentire sul vostro rapporto con se stessi e con agli altri (va tutto bene…)
  • Compromissione del senso di integrità e dignità personale
  • Vago senso di inquietudine
  • Perdita del proprio senso di identità, erosione identitaria
  • Perdita di sicurezza personale
  • Senso di vergogna
  • Perdita dei rapporti con amici e famiglia
  • Incapacità a provare gioia e soddisfazione nella vostra vita
  • Perdita di motivazione ed interessi
  • Tristezza, fino alla depressione, apparentemente immotivata
  • Irritabilità e rabbia immotivata
  • Disturbi della sfera sessuale

 

LA SINDROME DA MANIPOLAZIONE RELAZIONALE

“La Sindrome da Manipolazione Relazionale” (SDMR) è una condizione di disagio psicologico, fisico e relazionale che colpisce le vittime di soggetti manipolatori. Può presentarsi sia durante che alla fine della relazione. Di durata soggettiva, determina una sofferenza emotiva intensa legata alla paura dell’abbandono causando, o slatentizzando, disturbi fisici, iscologici o psichiatrici.” (Fonte: cinziamammoliti.it)

ALCUNI SINTOMI DELLA SDMR

  • Attacchi di panico e sintomi ansiosi
  • Dipendenza dall’altro
  • Gelosia e bisogno ossessivo di controllo
  • Paranoia
  • Isolamento sociale
  • Sensi di colpa
  • Imitazione dell’abusante
  • Paura della solitudine
  • Stati d’animo contrastanti
  • Indecisione e sbalzi d’umore
  • Difficoltà di concentrazione
  • Depressione con /senza pensieri suicidari
  • Stanchezza cronica
  • Pensieri omicidi
  • Incubi frequenti
  • Disturbi alimentari
  • Disturbi del sonno
  • Comportamenti compulsivi
  • Bisogno ossessivo di parlare con chiunque e chiedere consiglio
  • Logorrea verbale o scritta
  • Sviluppo modalità manipolative prima assenti
  • Attacchi di rabbia immotivata
  • Aggressività etero e auto-diretta
  • Perdita del senso di identità
  • Calo dell'autostima
  • Desiderio di «guarire» l’abusante
  • Sentirsi sempre «sbagliata» o in errore
  • Incapacità di prendere decisioni
  • Sentimenti di vergogna
  • Sentimenti di paura verso l’abusante

Dott.ssa Annalisa Barbier, PhD

 

CONCLUSIONI

Credo che dopo un articolo così dettagliato ed esaustivo sulla manipolazione i ringraziamenti alla dottoressa Annalisa Barbier siano quasi più un piacere che un obbligo.

E adesso la “palla” passa a te che hai letto: hai esperienze da raccontare che potrebbero essere d’aiuto a qualcuno?

Hai domande da porci per approfondire l’argomento?

Non esitare a scriverle nei commenti qui sotto 🙂

Un abbraccio,

Luca Leonardi

 

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