Quando ci piace una persona ci ritroviamo spesso a vagare nei pensieri: i ricordi del tempo passato insieme, le fantasie su quello che condivideremo in futuro, i sogni e le aspettative.

Quando pensiamo in continuazione a qualcuno è normale che le emozioni diventino spesso molto forti e siano associate proprio a questa persona, convincendoci di essere innamorati… ma è davvero così?

In questo articolo parliamo proprio di questo e la verità è, quasi sicuramente, diversa da quello che credi.

Pronto?

3… 2… 1… via!

 

IL COLLEGAMENTO TRA PENSIERI ED EMOZIONI

Uno dei più grandi problemi moderni che affliggono le nostre relazioni è che nessuno ci insegna a comprendere correttamente le emozioni che proviamo.

A scuola insegnano storia, geografia, italiano, scienze… ma nessuno spiega correttamente cosa rappresenta una determinata emozione lasciando a noi stessi o, ancora peggio, ai media (basti pensare a film, telefilm e programmi televisivi) il compito di riempire il vuoto spiegando cosa significa cosa.

Niente di strano quindi che, nella stragrande maggioranza dei casi, le emozioni che proviamo siano interpretate in maniera totalmente errata e ci portino a vivere situazioni estremamente spiacevoli.

Non è possibile però parlare di emozioni senza collegarle al pensiero: uno dei fondamenti della programmazione neuro linguista infatti (e sia chiaro che parliamo della VERA programmazione neuro linguistica, quella usata per scopi medici, non della farsa che questa specifica “branchia” è diventata quando è stata applicata alla vendita o alla persuasione) è che il pensiero, composto da immagini e suoni, vada a creare le emozioni.

Questo concetto è stato utilizzato da molti esperti come punto di partenza nella cura di diverse fobie e patologie: in pratica si va ad agire in maniera semi-ipnotica sulle immagini presenti nella mente di una persona in maniera tale da modificare le emozioni associate a quelle immagini.

Una persona con la fobia dei ragni tenderà a visualizzare l’insetto in un determinato modo all’interno della sua mente e riuscendo a modificare tale visualizzazione è possibile modificare le emozioni ad esso legato fino anche a far diminuire o sparire la fobia stessa.

 

LA DIFFERENZA TRA PENSIERI OSSESSIVI E PENSIERI POSITIVI

E’ opportuno adesso capire quando un pensiero è ossessivo e quando non lo è.

In realtà è molto facile: il pensiero ossessivo (e quindi negativo) è totalmente intrusivo: arriva a prescindere dalla nostra volontà ed è spesso quasi impossibile cacciarlo, cosa che porta ad innumerevoli distrazioni dalla nostra quotidianità.

Il pensiero più positivo invece è quasi sempre il risultato di una precisa volontà o, se non è così, si presenta comunque come una piacevole distrazione momentanea dalla quale si può uscire con tranquillità per tornare a concentrarsi sulle attività da affrontare sul momento.

Quando ci ritroviamo a pensare ad un’altra persona ogni momento della giornata, impossibilitati a scacciare la sua immagine dalla nostra testa e “perdendoci” nell’immaginazione o nei ricordi… possiamo affermare con certezza quasi assoluta che stiamo vivendo dei pensieri ossessivi che, in quanto tali, sono più indice di dipendenza affettiva ed ossessione che non di vero amore.

La sfortuna è che nei film, telefilm, ecc… (e qui torno sulla mia affermazione precedente sulla dannosità dei media), ci fanno vedere fin dall’infanzia grandi storie inventate in cui l’amore è definito proprio da questa tipologia di pensiero e quindi anche noi ci convinciamo che quelli che viviamo sono pensieri legati all’amore ed all’affetto.

Una volta capito questa importantissima differenza diventa fondamentale anche riuscire ad analizzare correttamente le emozioni legate al pensiero.

 

QUALI EMOZIONI CARATTERIZZANO L’AMORE E QUALI NO

Quando ci troviamo in presenza di pensieri ossessivi è molto probabile che le emozioni annesse siano molto forti.

Proviamo una forte eccitazione al pensiero di incontrare chi ci piace ma spesso anche una forte ansia nel non sapere che cosa stia facendo in quel momento, incertezza e paura sul futuro, ci chiediamo se andrà tutto bene…

Insomma: la parola chiave è “irrequietezza“.

Una tensione che ci attraversa dalla testa ai piedi e che non ci lascia quasi mai esattamente come non ci lasciano quasi mai i pensieri che la provocano.

Nonostante la sensazione d’eccitazione ed ansia sia quasi “normale” nella prima fase dell’innamoramento, come ho già spiegato nell’articolo “LE EMOZIONI PRINCIPALI DI AMORE ED INNAMORAMENTOl’amore non è composto in prevalenza da questo turbinio emozionale anzi… è generalmente molto tranquillo.

Ti consiglio, se vuoi saperne di più, di leggere l’articolo che ho citato ma, per adesso, possiamo riassumere la questione dicendo che, essendo l’amore una situazione di vita tra due persone che condividono rispetto, fiducia, affetto e progetti per il futuro, le emozioni principali dell’amore non sono la tensione ed eccitazione, come molti erroneamente credono, ma la tranquillità.

Volendo  utilizzare una metafora, l’amore è (sperando tu sia un amante della natura) un po come stare sdraiati su un prato, godendosi il sole ed il venticello sul viso.

Le emozioni che invece quasi sicuramente fino ad ora hai associato all’amore, ovvero la tensione, l’eccitazione, l’ansia… a parte che nel primissimo periodo di conoscenza e strutturazione del rapporto, sono tutte quante indicatrici di una relazione malsana che mai, in nessun caso, dovrebbe essere portata avanti.

 

CONCLUSIONI

Molte persone, leggendo le mie righe avranno chiuso l’articolo perché incapaci di accettare la realtà mettendo in discussione la loro interpretazione di pensieri ed emozioni fino a questo momento.

Altre magari hanno continuato ma stanno pensando solo che chi scrive sia un povero idiota che non sa assolutamente niente di quello che provano loro.

E quindi ecco la mia richiesta per te, che leggi: Pensa. Pensa ad una qualsiasi relazione all’interno della quali pensieri ossessivi ed emozioni “forti” di tensione ed ansia fossero in netta superiorità rispetto ad emozioni più tranquille per un tempo minimo di sei mesi.

Una volta fatto questo pensa a come quella relazione è andata avanti e, sopratutto, a come è finita.

Io sono sicuro che non più del 5% di queste relazioni, volendo essere ottimista, sono felicemente proseguite.

Una volta riflettuto su queste esperienze ti invito a raccontare quello che hai vissuto nei commenti all’articolo, così da aiutare più persone possibili a capire qual’è la realtà.

nel frattempo ti saluto con un abbraccio,

Luca Leonardi

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