Violenza.

E’ una parola che spaventa sopratutto se associata all’ambito sentimentale della nostra vita visto che, proprio questo, dovrebbe essere il contesto di maggior sicurezza e serenità delle nostre giornate.

Eppure non solo la violenza è presente all’interno di tantissime relazioni, ma il concetto stesso di violenza viene storpiato e modificato a piacimento così da poter essere utilizzato a sua volta come un’ennesima azione violenta rivolta al partner.

So che può essere un concetto un po confuso da capire, dopotutto: come può il concetto di violenza essere utilizzato per fare violenza?

E’ proprio di questo che parliamo in questo articolo.

Pronto?

3… 2… 1… via! 😀

 

I DUE DIVERSI TIPI DI VIOLENZA

Innanzitutto è opportuno capire che esistono diversi tipi di violenza e che uno non è assolutamente “meno importante” dell’altro.

Sono tante le persone che si concentrano solo sulla violenza fisica, quasi come se la violenza psicologica non esistesse o dovesse essere una sorta di “burletta” da considerare poco o niente ma non esiste comportamento e pensiero più sbagliato di questo.

Sia la violenza fisica che la violenza psicologica provocano danni sia al corpo che alla mente: quello che cambia è la forza di tali danni e, sopratutto, la loro visibilità.

Violenza Fisica

  • Evidenti danni al corpo
  • Meni evidenti danni psicologici (l’atto violento deve spesso essere estremo per provocare danni pesanti e permanenti)
  • L’eventuale morte è provocata da terzi

Il motivo principale per cui la maggior parte delle persone si concentrano sulla violenza fisica ed ignorano quella psicologica è proprio il fatto che le ferite sono ben visibili e riconoscibili, permettono a tutti di vederle e possono essere considerate “prove (non tanto in tribunale quanto per ogni singolo individuo) che permettono di giudicare l’atto violento in ottica morale.

Violenza Psicologica

  • Danni al corpo “nascosti”
  • Danni psicologici pesanti ma poco riconosciuti
  • L’eventuale morte è spesso auto-provocata tramite suicidio 

La violenza psicologica, nonostante sia forse ben più dannosa di quella fisica (molte ferite fisiche guariscono… molte ferite psicologiche no) viene spesso sminuita se non addirittura derisa da una grande fetta di persone in quanto “non visibile… e come si può prendere sul serio qualcosa che non si vede? Non è che il concetto sia lo stesso della religione dopotutto…

Molti pensano oltretutto che chi subisce danni da questo tipo di violenza sia debole.. o pazzo.. e va a peggiorare la situazione con un’idea totalmente sbagliata frutto di crudeli pregiudizi sociali.

La realtà è che la violenza psicologica provoca gravi danni fisici sotto forma di scompensi e squilibri chimici all’organismo che, anche se letali solo in minima parte (la sindrome del cuore infranto è dovuta allo stress e può provocare morte per attacco cardiaco) diminuiscono tantissimo le possibilità di vita di una persona: incapacità di concentrarsi, nervosismo, obesità, debolezza… sono alcune delle conseguenze provocate da tali danni.

I danni psicologici associati alla mancanza di autostima, alla sfiducia verso se stessi, gli altri e la vita, alla sensazione di impotenza ed a negatività e depressione (per non parlare di attacchi d’ansia e panico) sono invece un cocktail di danni psicologici che, a lungo andare, portano spesso al suicidio.

 

QUANDO L’ACCUSA DI VIOLENZA SUBITA E’ VIOLENZA A SUA VOLTA

Una delle tecniche manipolatorie per eccellenza consiste nel “rigirare” le situazioni contro le vittime.

Non è raro infatti che un “carnefice” si diverta ad accusare la sua vittima di sottoporlo a violenza psicologica, affibbiandole il peso delle responsabilità delle sue reazioni e del suo odio.

Questa altro non è che una sorta di violenza psicologica attuata in maniera meschina della quale tanti di noi, spesso senza rendercene conto, abbiamo usufruito.

Quante volte capita infatti di sentirci “attaccati” da qualcuno e di reagire con rabbia verbale, accusando pesantemente la controparte di essere la causa di ogni nostro malessere anche quando, in realtà, siamo solo noi che abbiamo la coda di paglia e ci sentiamo toccati nel vivo proprio perché sono state messe “a nudo” le nostre mancanze?

Uno degli ambiti più ampi e socialmente controversi in cui è possibile vedere questo meccanismo all’opera è quella della violenza “di genere“.

 

VIOLENZA SULLE DONNE E VIOLENZA SUGLI UOMINI

Sentiamo spesso parlare di violenza sulle donne e di come questa debba essere condannata.

Quello su cui vorrei tu ti soffermassi a riflettere è il fatto che questa frase in se, “violenza sulle donne” non solo è discriminatoria ma presuppone anche un pregiudizio che è molto facile si trasformi in violenza psicologica verso intere categorie di persone.

Non è che la violenza sulle donne vada bene, anzi, è sicuramente da condannare!

Ma non dovremmo forse dire che: “la violenza è da condannare” evitando di affibbiare maggiore o minore importanza alla parola “violenza” a seconda che a subirla sia un uomo o una donna?

Statistiche alla mano Uomini e Donne sono sia vittime che carnefici in egual misura: gli uomini attuano per lo più (ma non unicamente) la violenza fisica, le donne invece attuano per lo più (ma ancora una volta non unicamente) quella psicologica.

Un uomo può causare la morte di una donna esattamente come una donna può causare la morte di un uomo solo che nel primo caso siamo tutti pronti a puntare il dito ed accusare… mentre nel secondo la maggior parte delle persone sono pronte a…. deridere la vittima.

Una donna viene violentata da un uomo? Allora è, giustamente, uno scandalo.

Un uomo viene violentato da una donna? Ah, come se gli fosse dispiaciuto, che sfigato, si è fatto bullizzare da una donna.

Una donna viene picchiata da un uomo? scandalo.

Un uomo viene picchiato da una donna? E’ un povero sfigato.

E così via…

Cos’è questa se non discriminazione e violenza a sua volta?


UNA STORIA VERA DI MESCHINA VIOLENZA

Prima di passare a qualche dato statistico concreto ed alle conclusioni è opportuno riflettere un attimo sulla realtà dei fatti e, per farlo, voglio citare una storia vera che riguarda un personaggio famoso che molti di noi hanno amato: Johnny Depp.

Per chi non lo sapesse Depp, ora divorziato, è stato sposato con Amber Heard, attrice con cui ha avuto una lunga battaglia legale durante la quale i due coniugi si sono accusati a vicenda di violenza domestica.

Il mondo, come era facile prevedere, ha sempre preso le parti della moglie… in quanto donna.

Ebbene: sono uscite fuori delle registrazioni che dimostrano molto chiaramente tutta la crudeltà di quest’ultima che, durante le discussioni casalinghe, non solo alzava le mani ma attaccava violentemente il coniuge con diversi oggetti contendenti, prendendolo in giro, minacciandolo e sminuendolo.

Sembra che Depp abbia rischiato diverse menomazioni fisiche a causa degli attacchi dell’oramai ex moglie (quello che sappiamo per certo è che ha quasi perso un dito).

Vai forza, vai a dire alla giuria che tu, Johnny Depp, un uomo, sei stato vittima di violenza! Vediamo in quanti ti crederanno!” è una delle frasi divenute più “famose dalle registrazioni che hanno inchiodato la donna alle sue responsabilità… insieme al fatto che la stessa, forte del fatto di essere una donna, si dichiarava disposta e capace di corrompere testimoni e creare un’intera macchinazione contro Depp basandosi in toto sul vantaggio di “essere donna”.

Frasi come quella della Heard sono figlie nostre. Siamo noi che le rendiamo possibili, tutti noi, ogni volta che parliamo di “violenza sulle donne” come se la violenza da condannare sia quella contro specifici generi, come se la violenza avesse un “peso” diverso a seconda di chi è che la subisce e siamo noi, anche se indirettamente, che così facendo continuiamo ad uccidere centinaia. migliaia di persone ogni anno.

Sono migliaia infatti le morti maschili per suicidio seguito a forte violenza psicologica subita in ambito relazionale dalle proprie compagne… esattamente come sono migliaia le morti femminili per violenza fisica maschile.

E chiunque ora abbia pensato che “gli uomini che si suicidano sono deboli“… ebbene forse è il caso che cominci a vergognarsi di se stesso ed a capire che proprio lui/lei è parte integrante del problema e sta, anche se indirettamente, rendendosi complice della morte di qualcuno.


CONCLUSIONI

La violenza va condannata sempre!

A prescindere che a subirla sia un uomo o una donna e non dovrebbe mai essere utilizzata come arma contro qualcuno (dopotutto se un partner ci usa violenza… che senso ha attaccarlo a nostra volta? Andiamocene e basta, come persone intelligenti).

Il pregiudizio sul fatto che un certo tipo di violenza sia più pesante di un altro.. o che la violenza su un certo tipo di persone sia più grave di un altro… è violenza a sua volta perché è proprio a questo che conduce: violenza e discriminazioni, nonché alla creazione di possibilità, per persone meschine e senza scrupoli, di sfruttare le situazioni a loro vantaggio arrecando danno e fingendosi vittime.

La cosa triste di tutto ciò è che spesso sono proprio quelle persone che per anni sono state davvero vittime di tali violenze che, senza pensare e solo per sentirsi meglio con se stesse, si scagliano contro gli altri con pregiudizievole intenzionalità, convincendosi anche di essere nel giusto.

Proprio loro, che hanno provato sulla loro pelle cosa vuol dire subire forti violenze fisiche o psicologiche.

Come ho detto la violenza va condannata sempre e comunque e sarebbe ora che anche noi, tutti noi, cominciassimo a smetterla coi pregiudizi per passare a condannare la violenza in ogni sua forma.

Dopotutto è meglio essere parte della soluzioneo continuare ad essere parte del problema?

Un abbraccio,

Luca Leonardi

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